“Fate quello che vi dirà” - il testamento spirituale di Maria

2011-03-30

autore: Radio Vaticana


Erano oltre 3500 i ragazzi che hanno partecipato ieri a Pompei all’VIII pellegrinaggio degli universitari e accoglienza delle matricole, organizzato dall’Ufficio per la Pastorale Universitaria della diocesi di Roma.Tema della giornata, le parole di Maria durante le nozze di Canaa: “Fate quello che vi dirà”. Il servizio di Marina Tomarro:RealAudioMP3  

“Maria, durante le nozze di Canaa, dice ai servi “Fate quello che vi dirà”. Questo è il suo testamento spirituale per noi, poiché sono le sue ultime parole presenti nel Vangelo. Essa ci affida a suo figlio, che a sua volta durante l’ultima Cena dirà: “Fate questo in memoria di me”. “Dalla Madre al Figlio: ecco la via della risurrezione”. Cosi ieri sera mons. Benedetto Tuzia, vescovo ausiliare della diocesi di Roma, ha salutato i partecipanti all’VIII Pellegrinaggio degli universitari a Pompei, durante la celebrazione eucaristica che ha concluso la manifestazione. E nella mattina i ragazzi hanno partecipato alla catechesi tenuta dal vescovo Enrico Dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense. Ascoltiamo il suo commento:

 

“Noi siamo sicuri che Gesù Cristo sia la risposta a tutti i problemi dell’uomo, dei giovani di oggi, di ieri e anche di domani. Certo, occorre saper mediare tra la Parola di Dio e le situazioni concrete in cui essi si trovano a vivere e a testimoniare la loro fede. Questo è il lavoro faticoso della coscienza individuale, che però deve lasciarsi guidare proprio dal Vangelo, dalla parola dei pastori. Non è esonerata, quindi, la responsabilità personale in base a facili ricette, ma questa dev’essere la certezza di fondo che dobbiamo continuamente trasmettere ai giovani di ogni tempo: Gesù Cristo è veramente la parola ultima e definitiva di fronte ad ogni problema di ogni tempo”. 

E prima della catechesi si sono alternate delle testimonianze di fede di alcuni universitari. Tra loro, Simona Del Vecchio che vive a Scampia, quartiere di Napoli particolarmente difficile:

 

R. – Penso sicuramente che la testimonianza più grande sia quella di riuscire a provare a vivere nella normalità. In un clima dove le leggi sono invertite per cui il valore diventa quello che non è valore, provare ad instaurare in maniera molto semplice, in maniera quotidiana una vita “assolutamente normale”, all’insegna di quei valori che ci sono stati insegnati. Più che “legalità”, a noi piace usare il termine “giustizia”: noi non ci limitiamo a rispettare le leggi, noi cerchiamo di essere giusti.

 

D. – Voi fate anche volontariato con i ragazzi cosiddetti 'difficili'. In che modo far capire loro che la strada della legalità può essere molto più fruttuosa di quella illegale?

 

R. – E’ complicato spiegare in che termini la vita diventa fruttuosa se legale, perché molti di loro hanno davanti agli occhi vite di boss che hanno case, orologi d’oro … Tutto questo per loro aggancia un modello di vita desiderabile. La cosa è alimentata anche da un deserto familiare di relazioni che non si sono mai stabilite, padri in carcere, mamme che devono portare avanti famiglie con nuclei abbastanza grandi … E quindi, ovviamente, proporre il modello della giustizia è una strada lunga e stretta, per cui il messaggio passa a fatica. Forse si potrà riuscire con l’esempio. Bisogna far conoscere ai ragazzi l’università, il liceo, lo studio, la normalità, il lavoro … Tantissimi ragazzi non cadono nella trappola della camorra, della vita sporca: quando si coinvolgono le persone nella vita 'normale', poi l’alternativa è bella!

 

E gli universitari provenienti da Roma, ieri erano oltre 3500. Ma cosa li ha spinti a prendere parte a questo pellegrinaggio? Ascoltiamo alcuni partecipanti:

 

R. – Ho deciso di partecipare proprio perché comunque è un’esperienza bellissima da condividere con altri universitari che non si conoscono, quindi per stare insieme e per comprendere meglio l’università non solo come luogo di studio ma anche di fratellanza sotto lo sguardo della Madonna di Pompei e di Gesù.

 

R. – Per me non è la prima volta partecipare a questi pellegrinaggi organizzati dalla pastorale universitaria. Sono all’università da quattro anni e quindi da quattro anni partecipo sempre. All’inizio è stata un’esperienza vissuta semplicemente per curiosità; adesso è quasi una sorta di appuntamento annuale, almeno finché il corso di studi me lo permette, per cercare di rinnovare ogni anno quel “sì” e per scoprire nuove persone che si intrecciano con la tua vita e che durante il tuo cammino possono diventare dei riferimenti. (gf)

Fonte: www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=440916

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